Et in Arcadia ego
Vuol dire “Sono stato o stata in Arcadia”. Ed io che vengo da Piazza Vittorio a Roma, è davvero dall’Arcadia che scrivo orgogliosa, pensavo non esistesse, esattamente a Vlahokerasia, un paesello a malapena conosciuto nel Peloponneso, a circa 1000 metri di altezza: un’area montagnosa della Grecia, 18 km da Sparta, lontano da Roma, dal mare, ma a casa del mio amico Vanghelis, con i belati di capre e pecore, con abbaio di cani pastori, di aria pura, grugniti di maiali e a volte di cinghiali, formaggi freschi, di pomodori e vegetali senza veleni presi anche dal suo orto.
Nella letteratura l’Arcadia ha sempre rappresentato una terra idealizzata, dove uomini e natura vivono in perfetta armonia. È divenuta l’ambientazione della poesia bucolica: Virgilio ambientò le sue composizioni in tempi antichi e l’ambientazione fu ripresa nel Rinascimento, mentre nel 1690 a Roma fu fondata l’Accademia dell’Arcadia, intesa come circolo letterario che sosteneva il classicismo a discapito del barocco. Ancora in tempi moderni i poeti indicano l’Arcadia come una terra mitica.
“Et in Arcadia ego” è un’iscrizione riportata in alcuni importanti dipinti del Seicento, fra cui uno del Guercino, realizzato fra il 1618 ed il 1622. Essa appare anche come iscrizione tombale sul dipinto “I pastori di Arcadia” (circa 1640, e quello del pittore francese Nicolas Poussin.
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Madre

Quando mia madre nasce a Chieti nel 1911, sua madre è già stufa di fare figli, anche se li fa sempre allattare dalla balia. 

A Marisa che arriva per terza, comunica ai suoi 10 anni che è  figlia di “uno sbaglio”.

Colpa di suo marito: nonno Felice, che deduco, essersi attardato senza saltar via, visto che é l’unico contraccettivo disponibile al tempo.  Continua a leggere

Padre

Quando l’impero austro-ungarico è ancora al culmine, a Vienna, capitale dell’impero, tra valzer, e cibi deliziosi provenienti da tutta l’Europa, nella famiglia dei ristoratori Bondy, ebrei arrivati da Praga, di ottima cultura e di frequentazioni intellettuali e artistiche, nasce Johannes, detto Hans, terzo e ultimo della cucciolata. Hans, il piccolino, è il coccolato e viziato della casa, tanto che diventa il più inconcludente e perditempo. Continua a leggere

Terremoto del 1968

Il mio ’68, un anno speciale sia pubblico che privato. Dedicato a chi lo ha attraversato ed anche a chi avrebbe voluto esserci.

Terremoto

Il 15 gennaio del 1968, tornata a Trento pochi giorni dopo le vacanze di Natale, salgo le scale del collegio universitario femminile ansimando, con sforzo, fiatone e pena, chiedendomi per caso soffro qualche problema cardiaco. Continua a leggere