Et in Arcadia ego
Vuol dire “Sono stato o stata in Arcadia”. Ed io che vengo da Piazza Vittorio a Roma, è davvero dall’Arcadia che scrivo orgogliosa, pensavo non esistesse, esattamente a Vlahokerasia, un paesello a malapena conosciuto nel Peloponneso, a circa 1000 metri di altezza: un’area montagnosa della Grecia, 18 km da Sparta, lontano da Roma, dal mare, ma a casa del mio amico Vanghelis, con i belati di capre e pecore, con abbaio di cani pastori, di aria pura, grugniti di maiali e a volte di cinghiali, formaggi freschi, di pomodori e vegetali senza veleni presi anche dal suo orto.
Nella letteratura l’Arcadia ha sempre rappresentato una terra idealizzata, dove uomini e natura vivono in perfetta armonia. È divenuta l’ambientazione della poesia bucolica: Virgilio ambientò le sue composizioni in tempi antichi e l’ambientazione fu ripresa nel Rinascimento, mentre nel 1690 a Roma fu fondata l’Accademia dell’Arcadia, intesa come circolo letterario che sosteneva il classicismo a discapito del barocco. Ancora in tempi moderni i poeti indicano l’Arcadia come una terra mitica.
“Et in Arcadia ego” è un’iscrizione riportata in alcuni importanti dipinti del Seicento, fra cui uno del Guercino, realizzato fra il 1618 ed il 1622. Essa appare anche come iscrizione tombale sul dipinto “I pastori di Arcadia” (circa 1640, e quello del pittore francese Nicolas Poussin.

Una citazione in latino così colta e raffinata si trova anche dentro la pescheria del Mercato Esquilino, ex Piazza Vittorio, ad indicare il nome del pescivendolo. Altri si chiamano: “Dai Rosci”, “Giggino” o nomi del genere. Ma un figlio di pescivendoli, laureato in biologia e di colte frequentazioni, erede della concessione l’ha chiamato così: “Et in Arcadia ego”, subaffittato ora a bengalesi.

Quest’anno malefico per il Covid-19, come tante persone, dispongo di poco denaro: il BnB deserto, l’appartamento affittato ad un signore che ci ha fatto un B&B anche lui, ed essendo non usato come tele può pagarmi solo molto meno.
Ma il bisogno di respirare aria buona e di fuggire dalla città, mi hanno spinto fuori e così sono venuta a passare la mia vacanza estiva in Grecia, che tanto anche i voli costano meno. L’unico ad offrirmi ospitalità é il mio amico Evanghelos o Vanghelis che vive a 1000 metri, nel centro del Peloponneso, in montagna a 10km via aria da Sparta.
Ai miei 75, ho passato 14 estati in Grecia, sinonimo di mare bello e di noiosa greeck-salad. Invece questa volta è la prima che sto con un greco, dentro una casa greca.
Vanghelis, 72 anni, viene da una famiglia borghese, ha studiato in Italia ed è molto colto, ed ha organizzato molti eventi culturali e tradizioni. Purtroppo ha fatto degli errori di investimento proprio quando la Grecia stava fallendo e lui ci ha perso 4 ville al Pelio o Pilion che avrebbero dovuto mantenerlo, una penisola con boschi e mare dove vivevano i Centauri, così fighetta che ci ha casa anche Boris Johnson.
Perciò, con una piccola pensione, è tornato a vivere nella casetta di vacanza di paterna con una cagnolona affettuosa e idrofobica, cioè terrorizzata dall’acqua.
In compenso Vanghelis è un cuoco da stelle Michelin, che usa ingredienti che noi giudichiamo “bio” e che qui sono frequenti.
Vi fornirò così anche ricette nuove e ignote ai turisti.
La prima si chiama “scordaglià” in greco, o “agliata” in italiano, e serve a condire le verdure lesse.
La versione popolare è fatta di patate lesse schiacciate, aglio, sale ed olio.
La versione di Vanghelis è un pesto dal colore marroncino fatto di: spicchi d’aglio, pane secco ammollato in acqua e aceto (balsamico nel suo caso) poi e strizzato, e olio d’oliva buono.
Frullate il tutto e l’avanzo si conserva in un barattolo ricoperto con olio d’oliva. Slurp!
Penso che con tanto aglio in Grecia non sopravvivono né vermi né vampiri.
Mario Ambrogi suppone che anche Elena di Troia emanasse un fiato all’aglio. Ma dove lo mangiano tutti….
Allertate gli amici perché aglio e dintorni prevalgono come sul tzaziki (cetrioli ed aglio immersi nello yogurt).
P.S.
Sospetto che i miei intenti dimagranti vadano a remengo.
In 40 minuti d’auto siamo dall’Arcadia al mare, ma Vanghelis guida un po’ strano: visto che ha cominciato solo da 10 anni, che prima riusciva per la sua avvenenza, a farsi scarrozzare da amici o amiche. In più afferma che cerca invano di insegnare alla sua vecchia auto di trasformarsi in cambio automatico. L’auto è una Dacia fantastica del 1992, con l’aria condizionata rotta, il finestrino del passeggero che cade continuamente.

23 luglio
Se la pompa (sinonimo di cardio) tiene, faccio bagni di giovinezza pericolosi con iniziative degne dei ventenni cui spero di sopravvivere ai colpi di sole e di calore.
Oggi più di 700 km attraversando la Grecia su una formidabile Nissan del ’92 anni senza aria condizionata. Partendo con Vanghelis, ovviamente, dal Peloponneso, alle 11 di mattina, ovviamente specificatamente dall’Arcadia, fino al Pilion, una penisola montuosa, là dove c’erano i Centauri.
Con Vanghelis passiamo per tutte città che mi ricordano storie e miti greci: Corinto, Parnaso, gli Argonauti, le Termopili, ecc…. Viaggiare con una persona colta è un vero privilegio.
Ed io che non ho fatto il liceo classico, mi accorgo di quante parole di origine greca usiamo senza saperlo. Per esempio “exodus” sull’autostrada è l’uscita e “nosocomio”? È un ospedale.

Arriviamo al Pilion o Pelio.

E mi trovo in uno di quelle situazioni che se l’avesse predetto un indovino non ci avrei creduto: dormire nella casa di e con un suo amico artista e Pope ortodosso, per esempio.
Dimitri, un figo quasi 60enne, che fa il Pope a Berlino, della chiesa ortodossa russa riformata (che non si sa bene cosa sia).
La vecchia casa da lui restaurata e dotata di mosaici tipo antico, fatti da lui medesimo, con splendida vista sul golfo di Volos.
Il Pope Dimitri ha conosciuto biblicamente il mio amico quando Vanghelis aveva 32 anni e lui 17. Dimitri: alto, pelle scura e sorriso abbagliante, molti anni fa ha avuto una storia appassionata con Vanghelis.
Qualche anno dopo, a storia estinta, Dimitri ha sentito la vocazione religiosa e si è fatto Pope rinunciando ai piaceri della “carne”, ovviamente non nel senso di cucina vegetariana.
Dopo sette anni di combattimento con le proprie pulsioni, si è accorto che questa lotta alle tentazioni sessuali lo stava anche incattivendo, così come altri Pope intorno a lui. Inoltre si è reso conto che la dipendenza economica dalla struttura religiosa condizionava la sua scelta di pastore di anime.
Ha deciso perciò di appartenere ad un’altra chiesa: la Chiesa Russa Ortodossa Riformata il cui principio è “Ama Dio e il prossimo e fa quel che ti pare”.

Ora ha una piccola chiesa a Berlino, frequentata da greci e kossovari, si mantiene in parte con le offerte, il contributo tedesco alla disoccupazione e vende mosaici e dipinti di stile bizzantino, di cui è maestro.
Dimitri è un artista, gentilissimo, molto operoso, tanto da restaurarsi da solo l’intera casetta antica al Pilion, molto attento ai bisogni delle persone, confessa e gioca sul suo debole per i giovani maschi.
Ora, dopo tanto tempo, Vanghelis e Dimitri sono vecchi e affettuosi amici e ridono spesso insieme sui loro trascorsi e le loro comuni attrazioni.
Mi ricordano un amico etero che diceva “alla mia età guardo le ragazze e mi sento una volpe nel pollaio”.
Insomma una persona interessante. Peccato parli pochissimo inglese, ma quel poco che sono riuscita a capire e comunicare ve l’ho raccontato.

I tramonti dalla terrazza si affacciano sul golfo di Volos.
La bellezza del luogo è stupenda, la compagnia interessante e inusuale, perciò gli Dei, invidiosi della mia felicità, mi hanno fatto perdere l’unghia del dito medio sinistro dentro una porta di ferro malfatta della vecchia casetta.
Ho visto le stelle e mi sono giocata molti buoni-bagno al mare.
Al pronto soccorso ( piccolo ed efficente) una simpatica dottoressa laureata a Perugia, gentilissima. Caiii Caiii!
Con Dimitri ho imparato una ricetta casalinga greca per fermare il sangue; mettete del caffè in polvere o anche liofilizzato sulla ferita. Dimitri ha poi aggiunto che la nonna incoraggiava a farci anche una pipì sopra, così da disinfettarla. Ora ci sono altri rimedi, ma il caffè si è rivelato un efficiente vasocostrittore.

27 luglio 2020
Abbiamo dormito in un alberghetto con ristorante molto gettonato perchè ha dietro orti, galline e capre che lo riforniscono di cibo sano. Anche i greci puntano sul bio.
Poi altri 100km circa sulla litoranea della Tessalia; verdissima e montagnosa. Ora siamo, sempre al mare, ai piedi dell’Olimpo.
L’Arcadia è lontana e Vanghelis ha, nei miei confronti, dei forti intenti pedagogici, facendo fare centinaia di km all’antica auto di suo padre, giusto per farmi vedere un paio di musei che io “non posso ignorare”.
Continua così la mia educazione alla grecità in una zona attualmente priva di turisti italici.
Anche se vedo le coste rimpinzate demenzialmente, come da noi, di seconde case usate si e nò un solo mese l’anno, tuttavia sono di nuovo ammirata e invidiosa da come sono tenute bene le strade: da quelle veloci alle secondarie. Pensando allo stato delle orrende strade di Roma e dintorni, ma anche in giro per la penisola, non posso che crucciarmi.
Anche i greci hanno avuto una crisi economica feroce, ma almeno stanno procedendo con le infrastrutture come strade e fibra ottica, treni, ecc,,, mentre da noi stiamo ancora indietro visto, per esempio, che io nel Centro Storico di Roma, sono ancora con un internet limitatissimo e singhiozzante.
Stare dai parenti è bello e dannoso: come nel sud d’Italia, temendo la nostra fame, ci hanno rimpinzato di cibo, ed io che resisto a tutto meno che alle tentazioni, mi sto naturalizzando come la maggior parte dei greci che mangiano, e anche bevono, 3 volte più del dovuto. Le spiagge sono zeppe di modelle per Botero, così che io qui mi sento finalmente “normale”, anzi, quasi magra.
D’altra parte Vanghelis mi racconta un pò di storia moderna mai descritta nei nostri libri di scuola, che può spiegare il tanto cibo attuale: La Grande Carestia; un periodo di fame di massa durante l’ occupazione dell’Asse della Grecia, durante la Seconda Guerra Mondiale (1941-1944). La popolazione locale ha sofferto molto durante questo periodo, mentre le potenze dell’Asse, tra cui ovviamente l’Italia, avevano avviato una politica di saccheggio su larga scala. Inoltre, requisizioni, insieme allo Stato in rovina e l’emergere di un mercato nero , hanno provocato la Grande Carestia, con il tasso di mortalità che raggiunse un picco durante l’inverno del 1941-1942. Ad Atene i morti per fame, contati in circa 40mila, venivano ammassati sui carri.

Solo nell’estate del 1942, la Croce Rossa Internazionale è stata in grado di distribuire le forniture in quantità sufficiente; Tuttavia, la situazione è rimasta terribile fino alla fine dell’occupazione.
Eventi del genere sono difficili da dimenticare ed i segni restano sulle nuove generazioni.
Il Covid-19?
Nel secondo centro sanitario che ho conosciuto per farmi cambiare la medicazione al mio povero dito, le medichesse erano allarmate dalla mia italianità. Hanno visto in tv i camion di morti a Bergamo, perciò mi han misurato la febbre e fatto molte domande.
In città molte mascherine, ma poi al mare gli assembramenti di giovani nei locali sembrano fuori controllo, anche se poi piovono, anche qui multe e chiusure.. Al bar Vanghelis ha colto la preoccupazione di tre medici che ne parlavano.
Inshallahhhh!

28 e 29 luglio 2020
Siamo andati a Verghina, dove alla fine del 1800 è stata trovata la tomba di Filippo ll il Macedone. 800 o 900 km dal Peloponneso dove è cominciato il viaggio con Vanghelis.
Due ore e mezzo sotto il solleone, sulla nissan preistorica, per meno di 100 km, ma ormai è normale a chi si affida ai navigatori di googlemap avendo abbandonato le mappe cartacee.
Il sito archeologico è tenuto splendidamente sotto la collina che lo ha nascosto per così tanti anni.
Si entra nella penombra per non rovinare gli affreschi che fanno fatica a conservare i propri colori. Tutti con la mascherina anticovid, ma finalmente nell’aria condizionata.
Filippo II è il padre di Alessandro il Macedone, quell’Alessandro il Grande o Magno. Alessandro era gracile e pertanto il padre lo educò non tanto per combattere quanto per governare, con gli intellettuali migliori dell’epoca: da Lisimaco, con il quale Alessandro strinse una forte amicizia, eppoi Aristotele. Così il futuro “Grande” che aveva imparato a memoria molte tragedie e commedie, fu rifornito di una raffinatissima cultura nonché anche dell’arte della guerra e, per non essere da meno, il giovane sapeva ben motivare i suoi seguaci muovendosi per primo contro i nemici.
Nel 336AC Alessandro aveva 20 anni quando Filippo II, per motivi ignoti, venne assassinato da una guardia.
Appena assunto il comando, iniziò subito l’espansione dei territori dell’impero macedone, un’espansione pazzesca che durò 13 anni con la sua precoce morte in Babilonia.
Il suo regno si estese dalle attuali Grecia, Bulgaria e Turchia fino a Siria, Libano, Israele, Egitto, Iraq, Iran, India e gran parte dell’Asia centrale. Ha fondato poi la città di Alessandria in Egitto e altre qua e là.
Come riuscì a fare tutto questo?
L’autostima di Alessandro era stata coltivata dalla sua mamma che sosteneva discendere dalla famiglia di Achille, anzi che suo padre era Zeus. Cosi Alessandro divenne il più grande, ed uno dei primi condottieri dell’antichità ad aver capito l’importanza fondamentale della pubblicità, o dello storytelling, come dice Barricco, per guadagnare prestigio sia nelle proprie file, sia per incutere timore ai nemici.
Per tutta la durata della sua campagna era seguito da una quantità di storici e redattori di diari giornalieri, geografi e consiglieri, tra cui il greco Callistene e diede estrema importanza nel corso di tutta la spedizione a gesti di forte valenza simbolica e alla divulgazione di leggende sulla propria discendenza da eroi mitici (Eracle e Achille) o persino da vere e proprie divinità. Infine si sforzò in ogni modo di fondere e amalgamare le culture delle diverse etnie che abitavano le terre che si trovò a unificare sotto il suo impero, dimostrando una disposizione al sincretismo inusuale per un greco del suo tempo. Le sue innumerevoli conquiste diedero alla cultura greca una diffusione universale, dando così avvio al cosiddetto periodo ellenistico.
Anche ora ci sono politici pronti alla pubblicità, ma soprattutto una propaganda d’accatto, mica hanno studiato con Aristotile, anzi il più delle volte non hanno studiato affatto.
Comunque, quando mi trovo in Macedonia (in questo caso quella greca dove c’è anche Salonicco), mi viene in mente quella barzelletta che sarà vecchia, ma continua a farmi ridere:
“Cesare (dice un pretoriano), la Macedonia avanza!”
E Cesare risponde: “Mettetela in frigorifero”.

1 agosto
Da due giorni siamo tornati al fantastico Pillion, non più nei bnb ma in una casa di altri parenti ottantenni di Vangelis a 350m sul versante del mare.
I centauri non si fanno vedere, forse perchè ci sono ormai troppe auto.
La famiglia che ha quì la casa estiva, ci teneva un ristorante, che ora fattesi vecchi e malandati, non gestiscono più, sicché hanno a disposizione un grandissimo spazio condito di ragnatele: noi due dormiamo nella sala da pranzo, mentre all’esterno un’enorme tettoia all’aperto affaccia sull’Egeo: un paradiso.
Potremmo anche dormire nelle stanze col bagno al piano superiore, ma senza aircon giù è più fresco…e spazioso.
Qui cucinano a manetta, soprattutto coi prodotti dell’orto e finalmente continuo con la vera cucina greca di casa che sognavo da una vita: zuppe di lenticchie, salsicce in umido con peperoni verdi lunghi e pomodoro, pesci fritti ripassati in padella con pomodoro, melanzane, zucchine e peperoni.
Domenica moussaka fatta di patate fritte, melanzane fritte, ragù di carne e tre dita di besciamella. Inforna ed ogni meraviglioso boccone è di 8000 calorie.
Questi ultimi 2 giorni sono stata nutrita senza feta e già ne sento la mancanza.
Dalla quantità di auto greche, per lo più nuove (noi facciamo eccezione) ho la sensazione che i greci siano usciti più di noi dalla crisi, anche se si piangono i turisti stranieri non arrivati per via del Covid.
Storia: La prima ferita greca del ‘900
Durante il periodo di massima estensione, la civiltà greca antica comprendeva territori fino all’Egitto e alle montagne dell’Hindu Kush in Pakistan. Da allora, minoranze greche sono rimaste in vari luoghi (per esempio in Turchia, Italia e Libia) e gli emigrati sono stati assimilati via via da varie società in tutto il mondo (Nord America, Australia, Nord Europa, Estremo oriente). Oggi, la maggior parte dei greci vive nel moderno stato della Grecia.
All’inizio del 1900 la società greca era chiusa e autoritaria. Secoli di dominazione turca avevano fatto si cheil potere fosse concentrato nelle mani dei latifondisti e dei militari, oltre che degli uomini di Chiesa. Corruzione, brigantaggio e lotta politica violenta sono stati elementi costanti della storia greca.
Quando l’impero Ottomano stava per estinguersi, alla fine della prima guerra mondiale la Grecia si schierò con inglesi, francesi, italiani, ecc, contro i turchi e gli altri imperi centrali. A seguito della vittoria, le Grandi Potenze concordarono che la città di Smirne e il suo entroterra, dove c’era una forte presenza di popolazioni greche, fossero ceduti alla Grecia realizzando il sogno di una Mega Ellas, una Grande Grecia che avrebbe dovuto rinnovare i fasti dell’impero bizantino.
Tuttavia il movimento nazionalista turco guidato da Atatürk rovesciò il governo ottomano e organizzò una campagna militare contro le truppe greche, dando inizio alla guerra greco-turca del 1919-1922 e le truppe greche dovettero ritirarsi. Le forze turche ripresero Smirne il 9 settembre 1922, e quattro giorni dopo scoppiò un grande incendio in città, che incenerì i quartieri greci e armeni facendo morire bruciati o annegati migliaia di persone.
Un numero spropositato di greci residenti in Asia Minore da secoli, se non da millenni, dovette fuggire i massacri che si consumavano contro i “non turchi”. Era la fine della millenaria presenza greca in Anatolia. È seguito un esodo biblico perché nel 1922 in una Grecia povera, di circa 5 milioni di abitanti, arrivarono approssimativamente 1.400.000 profughi ma qualche altro greco dice 3milioni, da ospitare e da nutrire. Erano per lo più commercianti e /proprietari terrieri che avevano turchi come sottoposti che si trovarono a vagare e dormire in strada.
Un esodo il cui dolore è espresso ancora nella musica e danza “rebetika”

4 agosto: ancora un pò di quella storia della Grecia che ignoravo se non me ne avesse parlato Vanghelis, e che fa parte del secondo trauma dopo l’arrivo dei profughi della “magna Grecia e la lunga guerra interna dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo alcuni anni di governo liberale che aveva tentato una politica di pacificazione con i paesi vicini, dopo la crisi del 1929 arrivò una dittatura nazionalista ispirata a quella di Mussolini. Ciò nonostante, nel 1940, il paese fu attaccato dall’Italia, e da essa successivamente invaso grazie all’aiuto dell’esercito tedesco e bulgaro che imposero poi il consueto brutale regime di occupazione conosciuto dagli altri paesi soggetti al nazifascismo, e la Grecia fu uno dei paesi che conobbe le maggiori sofferenze durante la guerra e, fra il 1941 e il 1942, vi imperversò una grave carestia che contribuì a peggiorare le condizioni di vita. Vanghelis mi racconta che al paese di montagna di suo padre pochissimi bambini avevano le scarpe e toccava loro andare a scuola scalzi sulla neve.
Nell’ottobre del 1944 le truppe tedesche si ritirarono e i britannici insediarono ad Atene un governo di unità nazionale comprendente anche i comunisti. Ma il governo di unità nazionale ebbe vita brevissima: a Yalta era già stato deciso che la Grecia appartenesse al blocco Occidentale. Ma i comunisti non si arresero come in Italia, Togliatti aveva ben compreso che ormai era inutile. Iniziò così una guerra partigiana terrificante che vide da una parte i comunisti e dall’altra i destrorsi, con gli stessi quadri che avevano collaborato con i nazisti, appoggiati molto concretamente dall’Inghilterra e dagli Usa.
La guerra intestina durò fino al 1949 con massacri reciproci e devastazioni cui si erano assommate a devastazioni. Quelle dell’occupazione nazi-fascista a quelle della guerra civile. Una nazione al collasso, un’economia in ginocchio, una popolazione bisognosa di tutto. Soprattutto di sicurezza e di speranza nel futuro. Durante il conflitto inter-greco erano morte 80.000 persone, con atrocità e violenze da ambo le parti. Circa 20.000 furono le persone ritenute colpevoli di reati contro la nazione: più di 5000 vennero condannate alla pena capitale o all’ergastolo. I profughi furono più di 700.000, quasi il 10% dell’intera popolazione. A costoro, peraltro, vanno anche aggiunti quanti furono costretti ad andare in esilio dopo la messa fuorilegge del Partito Comunista Greco per evitare la repressione interna.
Sul piano politico si è creata una polarizzazione ideologica rigida tra le forze in campo.
Negli anni ’70, ’80 e ’90 quando venivo in Grecia, sulle spiagge c’erano pochissimi greci, erano troppo poveri per fare vacanze. Ora invece c’è un’estesa classe media che può invece godere del suo tanto e bellissimo mare.

8 Agosto
Di nuovo in Arcadia e Sparta
Ci riposiamo del viaggio a rischio insolazione grave, portando avanti incombenze casalinghe, ed anche esplorando: Ieri a Sparta, situata in una calda e fertile valle. Cittadina normalissima ora, che conserva solo un museo, un teatro antico e delle pietre del famosissimo e mitico passato.
In realtà a Sparta si trovano poche statue, forse perché l’arte non era pratica adorata quanto ad Atene, anzi. La società spartana era soprattutto una grande caserma, incentrata soprattutto sulla guerra, probabilmente perchè avevano invaso, con la forza, un territorio già abitato ed i locali non si erano mai rassegnati del tutto a far loro da schiavi. La società spartana era diventata perciò una fabbrica di guerrieri. Appena nati, anche d’inverno, i bebè venivano esposti alle intemperie per compiere una prima selezione. Quando poi compivano sette anni lasciavano la casa e cominciava l’addestramento. Poi raramente potevano sposarsi prima dei 30 anni.
Ma anche le bambine dovevano addestrarsi in dure discipline per essere più in salute, e le ragazze erano pregate di raggiungere una maturità maggiore di quelle di Atene per la gravidanza, il tutto per meglio partorire e produrre figli combattenti. Le donne non erano sottomesse come nel resto della Grecia: sembra che spesso girassero quasi nude, (presumo in estate), con i capelli corti, e nel matrimonio venivano selezionate per la prestanza fisica e non per la dote, potevano perciò diventare ricche ed ereditare e anche divorziare.
La popolazione spartana era difficile da mantenere ad un livello costante a causa della frequente assenza di maschi fertili dalla città e alla perdita degli uomini in battaglia, oltre che al severo ed intenso controllo fisico sui neonati, per cui potevano passare per periodi di poligamia o poliandria, a seconda delle necessità, ma non in un regime di patriarcato. L’avreste mai supposto? C’era più patriarcato ad Atene.
Molte delle decisioni sulla città spettavano alle donne, soprattutto quando i maschi partivano per la guerra. Insomma, nonostante tutto, le donne erano più assertive e libere di quelle di Atene, per lo più, salvo piccolissime eccezioni.

10 agosto
Vanghelis mi ha cucinato un piatto slurp:
fagioli corallo, di quelli verdi e lunghi fino a circa 20cm. Da noi si fanno con cipolla e pomodoro, qui con molta cipolla e carote a pezzetti pomodoro eppoi i fagioli corallo o piattoni e infine fagioli bianchi di Spagna e prezzemolo. Un vero piatto mediterraneo. Si mangia col pane e semmai l’aggiunta di un pò di formaggio.
Indovinate quale?

Sulla Grecia un capitolo di per sé merita la FETA
Da turista conoscevo la feta solo come proteina/condimento per l’immancabile “insalata greca” quella di pomodori, cipolle, cetrioli e rondelle di peperoni crudi e olive con un’inaffiata di buon olio d’oliva.
Invece la feta, un formaggio per lo più di pecora e capra, bianco e conservato in salamoia, è uno dei fondamenti della cucina greca come e più del parmigiano e la mozzarella in Italia (anche perché mancano dell’infinità di formaggi italiani.
Fai il pollo con le verdure al forno? Sopra si cosparge di feta. Ho mangiato le cozze con la feta, i calamari imbottiti di feta, la feta impanata e fritta, la feta stagionata e grattuggiata.  Avevo già appreso a mangiarla col cocomero, in Grecia l’amano col melone, la feta con la verdura cotta e un uovo nella pitta (torta salata fatta con la pasta sfoglia, sotto e sopra).
Ma questo è un elenco molto limitato.
La mia cara amica Susanna (più giovane di me) volata via ad aprile per Covid19, tornando in Italia nel 1995 dalla Grecia disse: “Adesso ci vorrà il fetadone”.

Il bilancio finale di questo viaggio?
Un viaggio veramente “esotico” e pieno di sorprese pur essendo in un Paese vicino e praticamente “parente” ma spesso molto ma molto diverso. Un esempio? Mi sono accorta di molti, tanti occhi azzurri. Un senso di appartenenza che ci manca e che loro esprimono nelle danze corali ( quelle del tipo sirtakí di “Zorba il greco”).
L’importante è avere una guida ed io l’ho avuta fortunatamente da Vanghelis. Eppoi leggere. E non c’è bisogno di appallarvi con letture noiose e costose: il web, il professor Google e Wikipedia sono a disposizione sul cellulare.
Poi è stato divertente e tenero viaggiare con un coetaneo. E ridere delle nostre fragilità d’età.
Ed io che dormo da anni da sola, mi sono ricordata di una notte passata vicino a Trento nel ’90 in una camerata con gli ex sessantottini, che sentire di notte il loro respiro ed anche il russio leggero, era quasi confortante e di compagnia.
Non so se lo sapete: non mi piace la solitudine.
Sono un’indipendente pentita.
O forse sono solo invecchiata.

13 agosto
Appena arrivata vengo a sapere che devo fare il tampone perché dalla Grecia, la Croazia e la Grecia sono tornati un bel po’ di giovani malati o infetti dal covid-19.
Così finisco in una pallosa fila il mio bel viaggio in Grecia.
Tra un po’ di giorni potrete leggerlo sul mio blog in costruzione.
Tranqui: sono negativa al Covid19.