Padre

Quando l’impero austro-ungarico è ancora al culmine, a Vienna, capitale dell’impero, tra valzer, e cibi deliziosi provenienti da tutta l’Europa, nella famiglia dei ristoratori Bondy, ebrei arrivati da Praga, di ottima cultura e di frequentazioni intellettuali e artistiche, nasce Johannes, detto Hans, terzo e ultimo della cucciolata. Hans, il piccolino, è il coccolato e viziato della casa, tanto che diventa il più inconcludente e perditempo.
Il fratello maggiore, Hernest, è quello che continua la tradizione familiare. Bondy Restauration, rinominato all’ultimo Café de Paris, è molto grande: un sviluppa gli affari e gestisce il ristorante Bondy è situato a Piazza della Borsa, poi rinominato come Café de Paris.
Il ristorante è famoso ed adatto anche a matrimoni e Bar mitzvah.Hans è il bambino più piccolo sulla sinistra

 

La sorella Ella canta nel coro del Teatro dell’Opera di Vienna e quando può, collabora all’impresa di famiglia. Ad Ella piace cantare e ridere,così come si vede nelle foto e come l’ho conosciuta io ,nel ’68 e lei aveva 75 anni.
La sorella del nonno Ida Bondy si è sposata con Fliess, psichiatra berlinese molto amico di Freud (prima che litighino).
Scoppia la prima guerra mondiale e Hans è spedito al fronte dal quale torna malato di tubercolosi, motivo in più per combinare poco: il sanatorio, le amanti, le amiche, gli amici, i balli, le visite alle terme.
Alto, i capelli biondi tagliati dritti sulla nuca, gli occhi azzurri, simpatico e compiacente, baciamano alle signore, è ospite richiesto da molti amici e soprattutto amiche. Gli piace vestirsi bene, “…….perchè ben vestito e con molta indifferenza sono entrato anche ad una festa al palazzo imperiale.
Vestirsi bene è importantissimo. Ricordatelo! Mi dirà.
Ovvio: meglio vestirsi bene che male.
Anni ’34-38: il nazismo si sta affermando sempre di più, grazie al concittadino Adolf Hitler ed i suoi nazisti sostengono che la crisi economica è tutta colpa degli ebrei, ricchi e poveri che siano,, anche chi è gentile e ben vestito come Hans.
Al ristorante lo zio Ernest li manda bellamente a quel paese, “massa di ignoranti e coglioni”. Un bel gruppo di croci-uncinate nel 1936 lo va a cercare per punirlo come si deve. Fa in tempo a scappare sulle scale, uscire da un abbaino e, camminando sopra i tetti raggiungere un palazzo sicuro. Lasciando gli agi, la moglie ed i figli, aiutato da amici che gli vogliono bene, passa il confine e si imbarca per le Americhe approdando in Messico. Ha già 50 anni ma una grande esperienza di chef e perciò incanta il nuovo mondo con i suoi sapori. E’ qui che fonda la famosa “Pastelleria Bondy”, nel quartiere di Polanco, adiacente al Parco di Chapultepec, ristorante e pasticceria conosciuta a chiunque è vissuto a Mexico City, attualmente ritenuto una sorta di monumento nazionale.
Hans si è anche sposato, una “non ebrea”, che ha un figlio e non sa bene di chi, per tenerezza, per darle una mano vedendola in difficoltà, “Pensavo di essere sterile”.
Come moglie di un ebreo sua moglie finirà in un campo di sterminio, suo figlio e mio “non fratello” di sangue, dopo la guerra, si fa ebreo e stabilendosi in Israele.

Siamo nel 1938, con l’annessione alla grande Germania nazista, anche nell’Austria si stabiliscono le leggi razziali. Nel 1930 gli ebrei in Austria sono 180.000, integratissimi, mica gente che parla Iddish e sta nei ghetti come in Russia o in Polonia. Per servizi militari l’imperatore Francesco Giuseppe ha dato ad alcuni ebrei titoli nobiliari. Hans era al fronte. Oltre ai commercianti, ci sono medici, intellettuali, professori universitari come Freud o Adler, avvocati, artisti, impiegati, gente ricca e povera (dopo il 1945 ne sono rimarranno solo 6.000).
Ma nel ‘38 la maggior parte di loro non ci può ancora credere. I più sperano solo che la follia finisca presto, altri non sanno come e dove andare, e comunque quasi tutti i paesi europei li respingono.
La zia Ella riesce a scamparla lavorando dall’alba al tramonto a separare l’immondizia, in fondo suo marito è un cattolico di lingua italiana, nato a Trieste. I suoi figli sono battezzati e anche lei si è “convertita”.
Hans, rifornito di attendibili informazioni, fugge in Italia, senza il passaporto, perchè gli sembra che nello stivale l’atmosfera sia più respirabile,il clima più mite, l’atmosfera meno nazista. Ovviamente si sbaglia (anche se alla fin fine l’ha poi scampata) e dopo l’entrata in guerra di Mussolini, viene imprigionato a San Vittore come spia.
Nella sua cella a Milano assiste al suicidio di un intellettuale che ha nascosto il cianuro nella capsula dentaria.Nel 1942: lo mandano, per buona condotta, in un “campo di internamento” in Abruzzo, Nereto, paesotto in provincia di Teramo.
Pochi italiano ne sono al corrente, ma i campi di concentramento c’erano anche nel nostro Paese, per lo più posti in regioni tranquille del centro-sud. L’Abruzzo è una regione e ci vengono create una sorta di piccole prigioni dove rinchiudere stranieri il cui Paese è nemico di guerra, per cui ci si trovano per esempio: ebrei stranieri, apolidi, “allogeni” della Venezia Giulia, “italiani pericolosi”, oppositori politici, e individui sospettati di spionaggio e di “attività antinazionale”, jugoslavi, “sudditi nemici” inglesi, ungheresi, ecc…, poi ci mettono gli omosessuali. A Nereto sono circa 200 persone in uno stabile fatiscente con servizi igienici intonati. I lagher più tremendi e severi sono al nord, dove la gente fa sempre sul serio e ti mette sul treno per nord e non è lassista come nel mezzogiorno d’Italia. A Nereto invece possono uscire un’ora al giorno, e Hans fa amicizia con una famiglia altolocata di Nereto: i Sorge nella cui casa molto elegante (ovviamente) c’è un pianoforte ed Hans quando può va a trovarli ed a suonarlo.
Ebbene i Sorge sono cugini di II grado di Marisa Leonelli, mia madre e di parenti che ho frequentato nella mia infanzia. Pochi i gradi di separazione.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 43, Hans viene spedito nelle Marche a Montegiano, una piccola località del pesarese dove viene messo al confino, che vuol dire che ogni sera deve andare dai carabinieri a mettere la firma, altrimenti lo arrestano. Ed è qui che mamma fa la maestra, ed ogni sera aspettano la corriera che porta le lettere.
Si incontrano, chiacchierano, si piacciono.
Marisa si è anche iscritta all’Orientale di Napoli per studiare tedesco anche se con la situazione attuale non ci si può arrecare, ha però la possibilità di esercitarsi.
Lui ha 50 anni, le 32, due vecchi per il tempo, e fanno in tempo a piacersi che cominciano a portare via gli uomini: quelli tornati a casa dopo l’8 settembre e gli ebrei per la soluzione finale. E’ da questo versante che sta passando la linea gotica, siamo nel marzo 44, Hans è nascosto a casa di una famiglia di contadini. Marisa va a trovarlo nel suo nascondiglio. Durante le guerre e in caso di grandi stress sembra che la fertilità aumenti, e gli spermatozoi si fanno più vivaci, gli ovuli più ricettivi.
Tra le dolci colline nel marzo del 44 uno spermatozoo vivace raggiunge l’ovaio di mia madre.
E voilà.
C’est moi.
Quando Marisa si accorge di essere incinta Hans dice; “Credevo di essere sterile”. In compagnia di altri, sta preparando la sua ennesima fuga, verso Roma ora, già libera dai tedeschi.
Marisa gli chiede i nomi da usare: Giovanni se maschio, Elisabetta con diminutivo “Lisl” se femmina.
Siamo matti? Che nome impossibile è?
Ha già deciso come chiamarmi.
Marisa ha visto il celebre “Via col vento”, c’è il biondino Leslie Howard di cui Rossella è innamorata ma anche lei.
E’ un nome bisex, perciò mi chiamerà Elisabetta perché Leslie all’anagrafe italiana del tempo non è accettabile.