Storia di terapeuta

La mia vita professionale è iniziata mentre facevo l’università, negli anni sessanta, con la spinta ad occuparmi di contraccezione, in un’epoca in cui questa era proibita per legge. Facendo questo volontariato, notai che quando si trattava di contraccezione ne uscivano fuori delle complicazioni legate ai problemi sessuali. Fu così che iniziai ad occuparmi di sesso e sessuologia con Giorgio Abraham e Willi Pasini, in un’epoca, anni settanta, pionieristica in Italia. Ben presto mi resi conto che il sesso non è qualcosa che sta sotto l’ombelico, ma anche e soprattutto nella mente, molto legato all’affetto e ai bisogni di amore, la più bella invenzione psico-somatica e somato-psichica.

Devo ancora ai miei primi studi e agli interessi per questo la fama, da me aborrita di “sessuologa”. Io preferisco essere chiamata “Amorologa”.

Era indispensabile prepararsi ed occuparsi di psicoterapia per aiutare le persone in difficoltà, sul sesso, sull’amore, nelle amicizie e nella vita. Ma con quale psicologia?

Dopo un paio d’anni di peregrinazione tra varie scuole, terapeuti e orientamenti nel 1978 incontrai l’Analisi Transazionale e mi sentii finalmente a mio agio soprattutto per due ragioni:

• si parlava del concetto di “Carezze”, di riconoscimenti positivi, di positività, e mi parve un paradiso.

• Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale, era l’unico psicoanalista che ha scritto in modo umoristico.

Queste due ragioni mi fecero optare per L’A.T. cui devo i miei lunghissimi anni di formazione.

Ho anche preso un diploma biennale di Ipnosi clinica, seguito corsi e supervisioni di bio-sistemica con Jerom Liss: Vanno a seguire altre discipline psicoterapeutiche e ormai viaggio, come tanti bravi colleghi, verso un’integrazione delle terapie.

Negli ultimi anni il diffondersi delle teorie sull’importanza del ridere come il medico Pach Adams, ho lasciato che la mia vena claunesca si esprimesse ormai senza remore.

Voglio ricordare che ci sono momenti per ridere e momenti per piangere, ma guai alla compulsione al ridere per forza, o al contrario alla tristezza indotta dalle false seriosità come quelle di alcuni colleghi complessati!

Ciò che mi ha formata sono: il grande e infinito lavoro di analisi su me stessa, anche aiutata in modo ricorrente da colleghi ed amici, l’andare a cercare maestri anche fuori dalla psicologia, la cultura, la stessa esperienza di vita, le gioie le perdite, i viaggi, gli amici, gli amori, l’animazione dei gruppi terapeutici e di formazione, e soprattutto ciò che mi hanno lasciato i clienti in quasi tre decenni di professione.